Di Alessandra Calini

Il mio gatto è schizzinoso?

Mangia sempre la stessa marca.
Poi un giorno la annusa e se ne va.

Acquisti una confezione nuova dello stesso alimento e la rifiuta.

Provi un gusto diverso e sembra indignato dalla proposta.

A questo punto la conclusione sembra inevitabile: "Il mio gatto è schizzinoso."
Ma è davvero così?

In realtà, quando si parla di alimentazione felina, le cose sono spesso più complesse di quanto sembrino.
Molti gatti che vengono definiti "difficili" o "capricciosi" stanno semplicemente esprimendo caratteristiche normali della loro specie.
Una delle più importanti si chiama neofobia alimentare.
In parole semplici, si tratta della naturale diffidenza verso ciò che è nuovo.

Dal punto di vista evolutivo questa prudenza ha avuto un valore enorme. Per un piccolo predatore solitario, mangiare qualcosa di sconosciuto poteva rappresentare un rischio.
Essere selettivi e cauti aumentava le probabilità di sopravvivenza.
Per questo motivo molti gatti non sono realmente schizzinosi.
Sono semplicemente prudenti.

A rendere le cose ancora più interessanti c'è il fatto che il comportamento alimentare si costruisce molto presto.
Le esperienze vissute durante le prime settimane e i primi mesi di vita possono influenzare profondamente il rapporto con il cibo anche in età adulta.
Un gattino che entra in contatto con consistenze, aromi e ingredienti diversi tende spesso ad accettare con maggiore facilità nuove proposte alimentari nel corso della vita.
Al contrario, una dieta estremamente monotona può favorire una maggiore rigidità nelle preferenze.

Ma non è soltanto una questione di gusto.
I gatti prestano attenzione a dettagli che spesso noi sottovalutiamo.
La consistenza può fare una grande differenza: paté, mousse, bocconcini, filetti o crocchette vengono percepiti in modo molto diverso.
Anche l'odore gioca un ruolo fondamentale. Il gatto utilizza l'olfatto molto più di quanto facciamo noi e piccole variazioni aromatiche possono influenzare significativamente il gradimento di un alimento.
Persino la temperatura può modificare la percezione del pasto. Un alimento umido servito troppo freddo, appena uscito dal frigorifero, potrebbe risultare meno interessanti rispetto allo stesso prodotto leggermente intiepidito.

C'è poi una situazione che molti proprietari conoscono bene.
Il gatto mangia lo stesso alimento per mesi e improvvisamente sembra non volerlo più.
Anche in questo caso non sempre si tratta di un problema.
A volte entrano in gioco la monotonia alimentare, cambiamenti ambientali, esperienze negative associate al momento del pasto o semplicemente una diversa ricerca di varietà.
Naturalmente un improvviso rifiuto del cibo non deve mai essere sottovalutato, soprattutto se persiste nel tempo o si accompagna ad altri cambiamenti comportamentali o clinici. In questi casi è sempre opportuno approfondire la situazione con il medico veterinario.

Nella maggior parte dei casi, però, etichettare un gatto come "schizzinoso" rischia di semplificare eccessivamente una realtà molto più interessante.
Dietro un rifiuto alimentare possono esserci motivazioni biologiche, comportamentali o ambientali che meritano di essere comprese.

Per questo motivo, la prossima volta che il tuo gatto annuserà la ciotola e si allontanerà, prova a cambiare domanda. Non chiederti subito se è difficile.
Chiediti piuttosto cosa sta cercando di comunicarti.
Perché capire le motivazioni del rifiuto è quasi sempre più utile che definire il gatto schizzinoso.